I racconti dai concerti di Jovanotti

le emozioni del pubblico di Lorenzo Cherubini

Norma Raimondo da Torino

Mancano meno di tre settimane al Natale ed io ieri sera mi sono voluta fare un grosso regalo anticipato. Un biglietto per il concerto di Jovanotti.
Da anni volevo andarci, ma mi ero sempre lasciata sfuggire l’occasione.
E che occasione: quasi tre ore di adrenalina pura, con un leone da palcoscenico che ha radunato un popolo variegato composto da diverse fasce d’età.

Ho visto bambini con le loro famiglie, giovani coppie, adulti, anche qualcuno un po’ più avanti anagraficamente.
Donne, uomini, bianchi, neri, asiatici, alti, bassi, grassi, magri.
Jovanotti piace a tutti (quelli a cui piace, ovviamente): anima, conquista senza distinzioni.
Quando ero ragazzina, guardavo Dj tv ed anche mia madre lo apprezzava. Le piace ancora ora, figuratevi un po’. Anzi, magari al prossimo concerto la porto con me.
Giusto per farvi comprendere che tra il pubblico di Lorenzo non esiste la famosa “livella” citata da Toto’, posso dirvi che nello stesso anello, a pochi metri da me, sedevano Ciro Ferrara e Cristina Chiabotto.

Nella sorta di documentario intitolato “Gli immortali” che in questi giorni è trasmesso su Sky e che racchiude sei storie di passione, l’artista ha dichiarato, poco prima di entrare in scena: “Ognuno di quegli uomini lo conquisto con la forza fisica, con l’emozione, con l’energia”.
Ed è vero: Jovanotti è un fenomeno.
Innanzitutto fisico: un grillo agitato che salta di continuo. Impossibile vederlo fermo, è in perenne movimento: risulta davvero difficile credere che a settembre festeggerà 50 anni.

Ma Jovanotti è anche un uomo molto intelligente.
E la sua vera forza, a mio avviso, oltre che nell’aspetto gaio e coinvolgente, nella verve e nella passione che infonde nel suo mestiere, un lavoro che sembra essergli stato cucito addosso, sta nelle parole.
I testi delle sue canzoni sono capaci di toccarti nel profondo.

Sono piuttosto “fredda” nell’esprimere le mie emozioni, ma non mi vergogno a dire che ieri sera ascoltando “Libera” che ha composto pensando a sua figlia Teresa, oggi adolescente, mi sono commossa.
Lui cantava “Vorrei portarti in fondo alla notte/mostrarti il sole che sorge/stringerti forte a me e poi lasciarti andare/vorrei che tu fossi felice/come quando uno dice/questo posto mi piace/e anche se non c’è pace/ci voglio camminare/libera” e a me, come mamma, scendevano le lacrime.

Perché patisco le limitazioni e mi fa rabbia pensare che non siamo più liberi.
Non siamo più liberi di scegliere come condurre le nostre vite, dobbiamo temere un attentato da un momento all’altro, siamo da anni ostaggio della crisi economica, in precario equilibrio. Ora ci vediamo anche sfilare da sotto il naso le nostre abitudini e tradizioni di Natale.
Ma con questo scenario come facciamo a indirizzare liberamente e con responsabilità la crescita dei nostri figli?

Sarebbe bello che, sempre come canta Lorenzo, si potesse essere immortali: “E lo ridico ancora/
per impararlo a memoria/ in questi giorni impazziti/ che qui si fa la storia/e lo ripeto ancora/fino a strapparmi le corde vocali/ora che siamo qui/ora che siamo qui/ora che siamo qui/Noi siamo gli immortali“.

E invece no, tutto ha una fine. Per questo bisogna scegliere il meglio, senza tentennamenti e senza perdere tempo. Lui, infatti, nel docu-film spiega che gli immortali del titolo sono semplicemente i mortali: “Gli immortali siamo noi che in alcuni momenti della nostra giornata e della nostra vita possiamo sperimentare la gioia infinita, l’estasi dello stare al mondo. Questo è un aspetto dell’umanità.”

Purtroppo, tra gli umani, qualcuno non lo capisce e si arrovella con pensieri cupi e fastidiosi.
Forse in queste quattro sere torinesi di concerto avremmo dovuto esser ancora di più nel parterre e sugli spalti, per diffondere maggiormente e contagiare tanti altri con questa convinzione di positività.

Dal palco, ieri sera, Jovanotti ha detto che è convinto che questo periodo buio passerà.
Io ci credo. Uno che è cresciuto tra raggi di sole e pensieri positivi chiamando la mamma per gridarle quanto si divertiva non può certamente sbagliarsi. Lui canta “mi fido di te” ed io mi fido di lui.

E sono felice del mio dono: mi sono regalata una serata di immortalità dalla quale attingere energia positiva nei momenti no. Chi ben comincia è a metà dell’opera. Bravo Jovanotti!

ClaudiaNorma Raimondo da Torino
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